campi_angeli Angeli con i simboli della passione
Giulio Campi (Cremona 1507 c.-1573)
Penna e inchiostro bruno, carta cerulea
Mm. 169x174
Inv. 4760

Al centro della volta del transetto della chiesa di San Sigismondo a Cremona, dove dal 1539 al 1542 Giulio Campi lavora con Camillo Boccaccino, compaiono tre finti cassettoni ottagonali. Si conoscono disegni del Campi per i tre ottagoni (Digione, Musée des Beaux - Arts; Mantova, Fondazione d'Arco; Praga Galleria Nazionale). Disegni interessanti per un confronto con quelli di Camillo Boccaccino per l'ottagono del presbiterio della volta di San Sigismondo (Oxford, Ashmolean Museum, Inv. 117; Firenze Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe, Inv. 13851 E; Bergamo Accademia Carrara, Inv. 877), un motivo che Giulio Campi ha ripreso da un disegno di Digione (Musée des Beaux-Arts, Inv. 797) rappresentante gli angeli che portano la croce. Dapprima attribuito dal Bora a Camillo Boccaccino prima che Pouncey lo restituisse al Campi, cosa che fa intendere che egli sia l'autore della prima idea del modello definitivo. Tuttavia i disegni di Boccaccino, a matita nera o rossa con la leggerezza di un tratto delicato, sono differenti da quelli di Giulio Campi, più vigorosi e "contrastanti". Sul recto del disegno di Praga Giulio Campi abbozza diversi angeli in volo e per ben due volte il campo "ottaedrico" mostra gli angeli con la lancia, la corona, la frusta, i chiodi e l'insegna con la scritta INRI. Si tratta di un primo approccio di un tema ripreso nel disegno della fondazione d'Arco dove l'inclinazione verso la parte posteriore dell'angelo che porta l'insegna, conferisce spazio e profondità e libertà di azione delle figure. In questi due disegni l'uso dei tratteggi paralleli e incrociati conferisce loro una spiccata plasticità. Il Louvre conserva il "modello" definitivo per l'ottagono (Inv. 10193). Lo stile forte di Giulio in questi studi richiama evidentemente gli esempi del Pordenone, della cappella della Concezione nella chiesa di San Francesco a Cortemaggiore, di cui l'illusionismo dinamico delle figure, ancorchè la disposizione grandiosa dello spazio, devono averlo decisamente impressionato. Questa influenza unita a quella dei grandi maestri emiliani (Correggio e Parmigianino), di Giulio Romano a Mantova e reminiscenze da modelli raffaelleschi presi da Marcantonio Raimondi, è integrata con originalità da Giulio Campi in uno stile espressivo e forte, una "maniera" decorativa piena di grazia e virtuosismo.

S.B.