loth San Sebastiano e un angelo (recto)
Studi per un angelo, San Sebastiano e altre figure (verso)
Johann Carl Loth (1632-1698)
Matita nera, pennello e biacca (recto); matita nera (verso), carta bigia grezza; angoli superiore sinistro e inferiore sinistro mancanti
Mm. 428x276
Inv. 4848

Il disegno del recto copia in modo puntuale la scena affrescata nel 1558 da Paolo Veronese a metà della navata di San Sebastiano a Venezia; sul vario sono leggibili alcuni schizzi a matita, fra i quali si riconosce, oltre ad un altro studio per la figura del santo martire appoggiato alla colonna, l'angelo annunciante dipinto sempre dal Caliari sul pennacchio sinistro dell'arco trionfale della stessa chiesa veneziana. La singolare cifra stilistica, caratterizzata da un largo impiego di biacca, consente di attribuire l'inedito disegno a Carl Loth. Formatosi in patria presso il padre, l'artista bavarese dalla metà circa del sesto decennio del Seicento è a Venezia, dove conquista presto una posizione di spicco in seno alla corrente dei "tenebrosi", pittori che prediligono un approccio diretto alla realtà, anche negli aspetti meno gradevoli, giovandosi di una luce radente che sbalza le forme con drammatici contrasti chiaroscurali. L’abile regia luministica dei dipinti di Loth trova un corrispettivo nelle intense lumeggiature delle prove grafiche, che fanno emergere dal fondo i volumi plastici con effetti quasi di allucinate visioni spettrali. Il torso leggermente in tralice, ruotato rispetto al capo e nel contempo reclinato su un fianco, ricorre frequentemente come modulo formale nella produzione pittorica di Loth, sebbene ridotto spesso a una ripresa di tre quarti: ciò consente all'artista di portare in primo piano la figura senza saturare il campo visivo impostando una direttrice diagonale in profondità. L’autore adotta tale soluzione anche in relazione al tema di san Sebastiano. L’attenzione per Paolo Veronese, documentata dal foglio mantovano, contribuisce a spiegare l'evoluzione da un linguaggio teso e crudo a nessi più allentati e alla ricerca di
un espressività più gradevole, riscontrabili nell'arte di Loth a partire dall'ottavo decennio del secolo. Tale carattere potrebbe suggerire per il disegno in esame una cauta datazione all'attività matura dell'artista, quando il rinnovato interesse per la pittura del maestro cinquecentesco si inserisce sulla scia delle novità cortonesche importate in laguna da Giovanni Coli (1636-1681) e Filippo Gherardi (1643-1717).

E.S.