bacco
Bacco e Arianna
Artista Emiliano
Secolo XVIII
Matita nera, gesso bianco, incorniciato entro ovale a matita nera, carta bigia controfondata
Mm 368x240
Inv. 4781

Il disegno mostra Bacco, riconoscibile dal serto di pampini e dal tirso impugnato con la sinistra, in atto di collocare sul capo di Arianna una corona di stelle: secondo quanto narrato da Ovidio nelle Metamorfosi (VIII, vv. 176-182), Dioniso trasformò in costellazione la corona di gemme della figlia del re Minosse, affinché rimanesse di lei perenne e luminosa memoria fra gli astri. La felice conclusione della vicenda d'amore, con il carattere eziologico e il catasterismo finale, rendeva il soggetto particolarmente adatto a essere interpretato come allegoria nuziale ed è probabile che anche il disegno qui esposto fosse legato ad un'analoga circostanza. Sembra suggerirlo pure il putto in basso, recante un fascio di maggiorana, pianta beneaugurante negli sponsali. La generale ripresa scorciata dell'impianto compositivo induce a considerare il foglio quale lavoro preparatorio per una decorazione soffittale, che, però, non si è potuto identificare. Molto caro alla sensibilità settecentesca per la velata componente erotica sottesa, il tema è stato interpretato dall'autore con grazia arcadica, risolvendo la scena in una struttura a chiasmo, che significativamente trova il suo centro geometrico nella protagonista femminile. L’adozione di tipologie regolari e tondeggianti, le forme morbide e levigate suggeriscono di assegnare il disegno ad un artista della prima metà del Settecento, quantomeno di formazione - se non di nascita - emiliana (non si esclude, infatti, una possibile origine dall'entroterra veneto), i cui esiti stilistici rivelano tangenze con i modi di pittori come Marcantonio Franceschini (1648-1729) o Francesco Monti (1685-1768), al quale rimanda anche l'uso insistito delle lumeggiature: si vedano ad esempio, per il primo, il disegno del Prado ED. 1.574 - preparatorio per uno dei soffitti di palazzo Liechtenstein a Vienna -, per il secondo, il foglio dello stesso Museo ED. 1.126, raffigurante la Vergine con il Bambino e santi Carlo Borromeo e Ignazio di Loyola. Tuttavia, la rigidità nella resa delle ombreggiature con schematici tratti paralleli e l'anatomia piuttosto impacciata degli arti lasciano intravvedere la mano di una personalità meno dotata, per il momento non identificabile con maggior precisione.

E.S.