psiche_respinta

Psiche respinta da Cerere e da Giunone
Sante Peranda (Venezia 1566 – 1638)
Firmata SANTV(S) / PERAN(DA) / F(ecit)
C. 1610
Olio su tela 
Cm 128x209
Inv. 1193
Posizione: 23 Sala di Diana

Del ciclo con Storie di Psiche, realizzato da Palma il Giovane e da Sante Peranda su commissione di Alessandro I Pico per la reggia di Mirandola, si conservano, oltre a questa, altre nove composizioni: Psiche trasportata sull'orlo del burrone alla presenza dei genitori in vesti regali (firmato: SANTU, Mantova, Palazzo Ducale, inv. n. 7036) Psiche trasportata da Zefiro al palazzo d'amore (Mantova, Palazzo Ducale, inv. n. 7034) Psiche taglia un fiocco di lana a uno dei caproni dal vello d'oro (Reca la sigla: S.P., Mantova, Palazzo Ducale, inv. n. 7040) Psiche riceve da Proserpina il vaso pieno d'aria infernale (Mantova, Palazzo Ducale, inv. n. 7039) Psiche osserva Amore dormiente (inedito); Psiche si vendica delle sorelle che l'avevano ingannata, pertanto la Parca tronca la loro vita (Mantova, Palazzo Ducale, inv. n. 7038); Psiche presenta a Venere il vaso dell'acqua nera (Mantova, Palazzo Ducale, inv. n. 7035); Psiche soccorsa da Amore (Mantova, Palazzo Ducale); Psiche presentata a Giove da Venere (Mantova, Palazzo Ducale, inv. n. 7037). Rimosso nel 1716 dal suo sito originario, già fortemente danneggiato dallo scoppio del torrione avvenuto due anni prima, il ciclo delle Storie di Psiche fu destinato dai Commissari imperiali al Palazzo di Mantova con altre opere della stessa provenienza, che qui tuttora ma in parte si conservano. Fu un atto conseguente alla perdita dello Stato da parte dei Pico nel 1704 e all'abbandono dei fastosi palazzi principeschi col dissolvimento della corte. Il ciclo fu commissionato dal principe di Mirandola per decorare i nuovi appartamenti da lui fatti costruire dopo essere salito al potere nel 1602. Possono aver motivato per prestigio la scelta tematica delle Storie di Psiche gli illustri precedenti iconografici cinquecenteschi romani, quelli raffaelleschi della Farnesina e di Perin del Vaga di Castel Sant'Angelo, o delle corti della Padania, come quello del Castello dei Rossi in San Secondo Parmense, ma soprattutto di Palazzo Té a Mantova, opera di Giulio Romano e seguaci. L'interpretazione iconologica di questi cicli dalle Metamorfosi o Asino d'Oro di Apuleio (libri III e IV), che ne costituisce la fonte letteraria, è complessa e talvolta contraddittoria. Prevale tuttavia quella di carattere platonico per cui la vicenda di Psiche, figura dell'anima umana, ne esemplificherebbe l'itinerario di purificazione mediante molte prove fino a renderla capace di amore divino. Nel caso del ciclo di Palma e Peranda per il Palazzo Nuovo di Mirandola, questa lettura metaforica si è vista rispondere alla tradizione di neoplatonismo della corte pichense. La tela datata presumibilmente al 1610 della Collezione D Arco consente di cogliere la ricerca di Peranda nell'ambito di una forte semplificazione strutturale dell'immagine, pur nell'ostentata conservazione degli illustri precedenti composi disegnativi cinquecenteschi, nella fattispecie veronesiani e tintoretteschi. Egli allarga partiture cromatiche semplificando il disegno, accentua il chiaroscuro che diviene più assorbente, tratta il colore in modo fuso e graduale senza creare spessore materico. È una sensibilità stilistica che si ritrova in buona parte delle scene superstiti.

 G.F.