Cesari   Sala dei Cesari
Seconda Palazzina già Dalla Valle
Piano terra







La palazzina, dalla tipica struttura architettonica mantovana del tardo Quattrocento, presenta rade tracce di un’antica decorazione a catene intrecciate (emersa durante il restauro del 1982) sul paramento e lacerti di una cornice sottogronda con stemmi non più leggibili. Sull’arco d’ingresso è collocato uno stemma gonzaghesco in marmo. Oltre il cancello in ferro battuto, subito a destra è la Sala dei Cesari. L’ambiente, assolutamente privo di decorazioni pittoriche, presenta al suo interno un imponente camino cinquecentesco in marmo rosso, mentre le voltine del soffitto sono rette da capitelli pensili. Dal soffitto pende il lampadario in metallo a fogliami, risalente alla fine del Settecento. Il nome del vano deriva dalle undici tele dei Cesari appese su tre pareti, copie in formato minore di quelle commissionate nel 1536 a Tiziano da Federico II Gonzaga. Le tele, di non alta qualità, in origine erano probabilmente nella villa dell’Olmo Lungo dei Chieppio. Si ricordano anche le altre tele: un albero genealogico della famiglia Agnelli di Mantova; una Deposizione, bozzetto della tela di Alessandro Turchi detto l’Orbetto collocata nel coro del Duomo di Mantova; un San Carlo Borromeo e San Luigi Gonzaga in adorazione della Vergine con il Bambino (sullo sfondo presenta torri di un castello, forse quello di Castiglione delle Stiviere). Ai lati del grande armadio collocato alla parete est sono due terrecotte del mantovano Aldo Falchi: il classico busto di Mantegna e un bassorilievo con cavaliere nudo con lancia (1987). In questo ambiente sono anche conservati l’erbario generale d’Italia raccolto da Luigi d’Arco e dal collaboratore farmacista Giacinto Bianchi e l’erbario del Mantovano raccolto da Luigi d’Arco, recentemente restaurato dagli specialisti del Museo Civico di Storia Naturale di Milano nel 1996. Tra l’altro troviamo qui anche quattro tavolette ottagonali inserite in cornici marmorizzate e raffiguranti Santo Stefano, un Santo domenicano, Santa Lucia, l’Angelo custode. Sono da mettere in relazione con quelle analoghe conservate nel passetto dei reliquiari e nella sala del Bazzani. Resti della collezione archeologica sono le cinque anfore romane del I e II sec d.C.