Bazzani  

Sala del Bazzani (di Alessandro Magno)
Palazzo d’Arco
Piano primo

Il nome deriva dalle sette imponenti tele dipinte dall’ottimo pittore settecentesco mantovano Giuseppe Bazzani. L’ambiente presenta il soffitto a lacunari lignei (al quale è appeso il lampadario in legno dorato a due giri di cinque fiamme) ed il pavimento in cotto antico. Per quanto riguarda l’arredo pittorico grandissimo risalto hanno ovviamente i sette teleri con la vita di Alessandro Magno Macedone opera di Bazzani, del quale è presente anche (alla parete meridionale) una piccola tela raffigurante La Fuga in Egitto. Un medaglione in stucco ritrae l’effigie dell’artista mantovano.
I dipinti furono eseguiti probabilmente per Giacomo Biondi, mecenate del Bazzani, sull’iconografia dettata dal testo di Quinto Curzio Rufo (ma non tutti: ad esempio in Rufo non compare la scena di Alessandro con Bucefalo, che invece è tratta dalla Vita di Alessandro Magno di Plutarco). Le tele erano conservate all’interno del palazzo di famiglia (dietro palazzo Cavriani) e passarono quasi certamente alla famiglia d’Arco nell’Ottocento in seguito al testamento del 1883 di Anna Biondi a favore del cugino Antonio d’Arco. Alessandro era nato nel 356 a.C. Frequentò la scuola di Aristotele e nel 336 assunse il dominio della Macedonia. Percorrendo la storia narrata dalle tele troviamo anzitutto la scena di Alessandro doma Bucefalo all’angolo tra le pareti nord e ovest. Bucefalo era infatti un cavallo considerato indomabile ma Alessandro, che aveva capito il timore che la bestia aveva per la sua stessa ombra, lo condusse contro il sole e poi lo domò. Quindi, alla parete nord Alessandro, la regina Sisigambi ed Efestione (l’episodio narra delle regine Sisigambi e Statira – moglie di Dario III – prigioniere dei macedoni, le quali, non avendo mai visto di persona Alessandro, si inginocchiarono non a lui ma davanti all’amico Efestione, di corporatura assai più imponente). Quindi Alessandro incontra la famiglia di Dario dopo la battaglia di Isso (durante la quale, nel 333, sconfisse i persiani), all’angolo delle pareti sud ovest, in alto. A fianco, alla parete ovest, è la tela raffigurante, secondo Signorini, Alessandro con gli indovini nel tempio di Giove Ammone (nel quale il sacerdote anziano lo chiamò “figlio di Giove”). Quindi, collocata al di sotto di quella raffigurante Alessandro con la famiglia di Dario III Codomano dopo la battaglia di Isso, è la tela raffigurante La morte della moglie di Dario III Codomano. Quindi l’epilogo: al centro della parete sud è la scena nella quale Il satrapo Ossiarte offre ad Alessandro un convito durante il quale incontra Rossana e, alla parete est, Il matrimonio tra Alessandro e Rossane. Stilisticamente il ciclo di Palazzo d’Arco si colloca negli anni Quaranta ed è prossimo alla pala della parrocchiale di Goito. È inoltre in relazione con la prima rappresentazione a Mantova (1738) dell’Alessandro nelle Indie di Metastasio. L’arredo vede presenti alcune cassepanche in noce sulle quali sono collocati alcuni marmi antichi (una testa femminile romana del I sec. d.C., un torsetto di poco successivo, il coperchio di un’urnetta cineraria) È inoltre presente un pannello in scagliola raffigurante il collare del Redentore, come pure un statua raffigurante Angelo Annunziante acefalo, un tempo in San Francesco. Notevole è infine la poltrona Luigi XIV con tappezzeria in cuoio pirografato.