sala hofer   Sala Hofer
Palazzo d’Arco
Piano primo

La sala è dedicata all’eroe della Val Passiria, detto “il general barbon”. Proprio in Palazzo d’Arco (probabilmente nel Salone degli Antenati il 19 febbraio 1810) si tenne la riunione del tribunale napoleonico che lo condannò alla fucilazione (decisa dall’imperatore), eseguita il giorno successivo sugli spalti di Cittadella, in un prato sulla destra di Porta Giulia. Oggi la sala è un salotto, ma precedentemente era una camera da letto. La sala è adorna di carte da parati tratte dalla serie delle vedute d’Italia di Dufour e Leroy. Sono state restaurate nel 1988 dall’Opificio delle Pietre dure di Firenze. L’arredo della sala è ottocentesco. Divano e poltrone risalgono al terzo decennio del secolo. Sul tavolinetto antistante il divano sono due statue in metallo: un Menestrello ed una Dama. Tra le statuette è un carillon ottocentesco, tuttora funzionante, con sei diverse arie d’opera. Accanto, nel porta giornali, alcune copie de Le grand journal (1864-65). Alla parete meridionale è un fortepiano costruito a Mantova da Menotti nel 1819. Alle sue spalle una rara stampa della metà dell’Ottocento raffigurante il monumento funebre dell’eroe nella Hofkirche sempre a Innsbruck (la stampa è stata donata al museo dagli Schützen tirolesi il 19 febbraio 2000).



Le carte da parati del Palazzo d'Arco, sala "Andreas Hofer", appartengono alla serie delle vedute d'Italia di Dufoúr e Leroy su disegno di Prévost (1823). Si tratta di panoramiche in "grisaille"; rappresentano Amalfi, il Vesuvio, navi all'ancora, cascate, rovine antiche ... I pannelli più piccoli presenti sopra le porte rappresentano dei paesaggi con soggetto simile due a due. Le panoramiche non corrispondono esattamente alla descrizione del catalogo di Dufour e Leroy, probabilmente perchè sono state ritagliate o montate in maniera diversa per adattarle alle dimensioni delle pareti della stanza. Al di sopra delle panoramiche scorre sulle quattro pareti una striscia decorata con un motivo di gufi. Il soffitto è composto da una unica tela (42,6 m.) tesa ai lati del soffitto su delle aste di legno. Sulla tela, coperta da un primo strato di carta, sono incollate delle strisce decorative e degli angoli di carta con un motivo di grappoli d'uva.

Tecnica di fabbricazione
Queste carte da parati venivano stampate con il metodo della xilografia. Sul fondo uniformemente colorato, l'impressione era realizzata con colori spessi a tempera e non più ad olio; procedimento conosciuto da tempo in particolare dai Cinesi. Papillon (1698-1778) l'aveva sperimentato ma poi abbandonato: temeva che il colore non reggesse all'umidità, in particolare al momento dell'incollaggio e del montaggio. Reveillon (1765-1789) utilizzò la fabbricazione del "papier vélin"; l'incollaggio dei fogli in rotoli di 9 "aunes" (10,70 m), e la stampa à la "frappe" per mezzo di pile di legno con il foglio posizionato sotto la lastra.