II_toro
02 TORO
(20 aprile-21 maggio c.)
Parete orientale

Nel fregio: il toro e l'ariete per il sacrificio di Èneo (Ov., Met., VIII 273-278).
Medaglioni: Tiberio e Caligola.
Chiave di volta: protome taurina.
Sulle nubi: Toro.
Capitello di sinistra: Giove colloca il toro in cielo.
Architetture: Porta Augustea di Fano; Basilica di Massenzio o di Costantino a Roma; edificio esabsidale ch'era presso le catacombe dei Pretestati (?).
L'attività del mese: la pastorizia.

L'immagine in primo piano rappresenta un ambiente pastorale in cui sono ravvisabili un cervo e una cerbiatta e, in primo piano, Pan, mentre si accinge a suonare la siringa, con un agnello sulle spalle, una cagnetta ai piedi, e accanto il piccolo Giove allattato dalla capra Amaltea. Alla destra di Pan sono raffigurate tre capre, due delle quali nell'atto di partorire, mentre un giovane ariete si abbevera all'acqua che sgorga dal simulacro di Priapo. Altra acqua esce da una brocchetta tenuta nella destra dallo stesso protettore degli orti e dei giardini. Sullo sfondo il ratto d'Europa. Giove mutatosi in un bianco toro, che emanava un profumo di rose, rapì Europa, figlia di Agenore e di Telefassa, mentre giocava con le compagne sulla spiaggia di Tiro o di Sidone, vicino al tempo di Esculapio e la portò sull'isola di Creta. Il toro della metamorfosi di Giove fu poi mutato in costellazione e posto fra i segni zodiacali.
Circa il paesaggio, domina la scena la Porta Augustea di Fano (edificata fra il 9 e il 10 a. C.). Al di sopra del fornice centrale, la chiave di volta è costituita da una protome taurina, che può forse entrare nella questione relativa alla definizione della data dei dipinti. Sul monumento di Fano manca infatti quella protome zoomorfa, ma non si sa esattamente quando e perché fu tolta. La testa taurina è invece riprodotta nel bassorilievo della Porta Augustea (nello stato precedente il 1463), scolpito da Bernardino di Pietro da Carona sulla facciata dell'attigua chiesa di S. Michele e terminato nel 1513. Esiste tuttavia una riproduzione della porta risalente al XV sec. che riporta la testa taurina. É così possibile che la protome fosse ancora effettivamente sulla porta al tempo dei dipinti mantovani.
Oltre l'arco sono rappresentati Giove, identificabile dai fulmini, e Poseidone con il tridente, in piedi sul delfino. Sulla sommità dell'arco spicca un giallo favo d'api. Dietro è la "basilica di Costantino, a destra un altro edificio all' antica". A destra è forse la costruzione esa-absidale situata presso le catacombe dei Pretestati, o fors'anche "l'edificio è più logicamente accostabile alla Minerva Medica che al Sepolcro dei Calventii per la presenza di un'analoga cupola a calotta". Il gruppo del piccolo Giove allattato dalla capra Amaltea, come ha dimostrato il Buddensieg, trova il proprio modello iconografico nel bronzo plasmato da Andrea Riccio prima del 1520.
Il fiore che con altra vegetazione orna il terreno è un esemplare di “crucifera”.
Nella grisaille del sottostante pluteo è ripetuto il ratto di Europa ed è raffigurato un corteo di divinità marine. Sul basamenti dei finti pilastri della specchiatura si vedono un putto alato ed una Fortuna od Occasione sopra il globo, con le ali ai piedi e con i capelli sporgenti sulla fronte e calva sulla nuca, ad indicare che la fortuna (o l'occasione) va acciuffata mentre arriva, poiché quando si volta la nuca calva la rende inafferrabile. Davanti a lei è una donna forse dolente, con la guancia posata sulla palma della mano destra nell'atteggiamento della Malinconia, seduta e appoggiata ad un tronco d'albero. La raffigurazione rappresenta “Occasio et Poenitentia”.

Rodolfo Signorini