IV_cancro
04 CANCRO
(21 giugno-23 luglio c.)
Parete orientale

Nel fregio: Meleagro uccide il cinghiale calidonio (Ov., Met., VIII, 414-419).
Medaglioni: Galba e Othone.
Chiave di volta: protome di Medusa affiancata da due uccelli.
Sulle nubi: Cancro.
Capitello di destra: Giunone colloca il granchio o cancro in cielo.
Architetture: il Colosseo, metà della Porta Aurea di Ravenna e forse il campanile della ravennate chiesa di S. Maria in Porto Fuori.
Attività del mese: la falciatura dell'erba.

La rappresentazione è dominata dalla maestosa figura di Ercole che uccide l'ldra di Lerna (seconda fatica dell'eroe) al cospetto della dea Giunone. Manca nella raffigurazione il granchio (o cancro) uscito dalla palude Lernea che Giunone, ostile ad Ercole, inviò contro l'eroe. Il granchio punse Ercole al tallone, ma questi lo schiacciò col piede. Il crostaceo fu tuttavia collocato fra gli astri per il servizio reso alla dea a prezzo della vita. Alla destra dell'eroe due contadini sono intenti alla falciatura dell'erba: è questo il particolare rimasto del Cancro dipinto dal Pinuricchio nel palazzo romano di Domenico della Rovere Sullo sfondo sono riconoscibili il Colosseo e metà della porta Aurea di Ravenna. Lontano s'intravede una città. Forse Ravenna? La nostra attenzione si è in particolare fissata sull'alta torre a destra, che spicca al di sopra di un più ampio basamento, e che pare architettonicamente simile al campanile della chiesa ravennate di S. Maria in Porto Fuori.
Il fiore carnoso e ricco di fogliame in primo piano un esempio di “dracunculus vulgaris”. Le altre pianticelle sono graminacee.
Senza nome rimane ancora il già ricordato vecchio in abito e copricapo neri raffigurato in basso a sinistra con tre chiavi nella destra, appoggiato al simulato bassorilievo a monocromo, nel quale si tende a ravvisare il committente dell'opera ma lo Chastel supponeva che potesse trattarsi di un autoritratto del pittore.
La grisaille del sottostante parapetto rappresenta il trionfo di Bacco e Arianna, ispirato da “un sarcofago poi inserito nel muro posteriore della Villa Medici. Oggi è mal conservato, ma nel Quattrocento e nel Cinquecento veniva copiato frequentemente”. L'originale è stato liberamente elaborato dal pittore.
Il monocromo alla base del finto pilastro posto fra Cancro e Leone, raffigurante un bambino ignudo con un corno in mano di fronte ad un uomo seduto, deriva dal bassorilievo di un cippo funerario conservato nel Museo Lapidario Maffeiano di Verona (Cipolla 275, CIL, V, 3842) e recante medesima epigrafe.

Rodolfo Signorini