VIII_scorpione
08 SCORPIONE
(23 ottobre-22 novembre c.)
Parete occidentale

Nel fregio: offerta di un cinghialetto a Venere, seduta sul delfino.
Medaglioni: Marco Aurelio e Lucio Vero.
Chiave di volta: aquila.
Sulle nubi: Scorpione.
Capitello di sinistra: Diana o Gaia colloca lo scorpione in cielo.
Architettura: la chiesa ravennate di San Vitale.
L'attività del mese: la caccia agli uccelli.

Il dipinto mostra in primo piano un cacciatore con il falcone sul pugno sinistro e con il braccio destro teso con l'indice puntato verso destra, ad una figura di donna che trascina via, tenendolo per i capelli con la sinistra e per il braccio destro con la destra, un giovane punto dallo scorpione che gli è davanti ai piedi.
L'edificio sullo sfondo è una veduta esterna della chiesa ravennate di San Vitale. Si tratta del mito del gigante Orione che andava a caccia con Diana (e con Latona) a Creta. Un giorno Orione, invaghitosi di Diana, tentò di sedurla. Questa ordinò allora alla terra di aprirsi e dalle rocce uscì un micidiale scorpione che uccise il cacciatore. La dea quindi premiò l'aracnide facendone una costellazione. Secondo altra versione, Orione fu ucciso dallo scorpione che Gaia (la Terra) gli aveva inviato contro poiché il cacciatore aveva dichiarato tracotante di voler sterminare tutti gli animali. Giove, pregato da Diana o da Latona, o da entrambe, avrebbe fatto di Orione una costellazione e dello scorpione un segno dello Zodiaco. Personalmente riteniamo che la succitata pagina di Eustathios o Eumathios consenta di ravvisare con sicurezza nell'uomo col falcone un semplice cacciatore di uccelli e un'immagine emblematica dell'attività venatoria del mese di ottobre, diversa versione del giovane cacciatore dell'affresco di Palazzo della Rovere.
La sottostante grisaille del parapetto ha subito molti danni. Si “indovinano”, ha scritto la Moretta, “più che non si vedano, tre figure di fauni e un putto con fiaccola in mano”. Precisiamo che il putto è seduto a terra, che le figure satiresche sono in atteggiamento orgiastico: una agita i crotali, l'altra è nell'atto di scagliare a terra un putto.
Nei monocromi dei basamenti delle candelabre sono raffigurati due uomini nudi visti da dietro, l'uno nel gesto di indicare qualcosa, l'altro mentre suona una tromba.
Un restauro del 1998 ha simulato sulla porta (non originale e prima tutta scura) aperta nella parete, e per cui si sale in solaio, la continuazione del prato visibile ai piedi e alle spalle del cacciatore.

Rodolfo Signorini