XII_pesci
12 PESCI
(19 febbraio-20 marzo c.)

Nel fregio: Marsia, legato all'albero, Olimpo e Apollo (Ov., Met., VI 382-400).
Medaglioni: Caracalla e Geta.
Chiave di volta: protome taurina.
Sulle nubi: Pesci.
Capitello di sinistra: Giove (?) (la figura è maschile e barbuta) colloca i pesci in cielo fra le costellazioni.
Architettura: manca.
L'attività del mese: scaldarsi al fuoco.

È possibile che il dipinto continuasse sull'originale porta di accesso alla sala, forse su quelle “due imposte vecchie” dell'uscio citato nell'inventario della residenza dei Dalla Valle dopo quel 22 gennaio 1831.
In primo piano la rappresentazione mostra un vecchio canuto e barbaro, con la testa, le mani e i piedi nudi che tende le mani nell'atto di riscaldarsi alla vampa di un gran fuoco che gli arde davanti. Sullo sfondo, dall'alto di una rupe, una donna e un giovane stanno precipitando nel fiume sottostante. Nell'acqua gli stessi personaggi alzano al cielo due pesci. Al centro della raffigurazione, nell'acqua anch'essi, due pescatori ignudi tengono sollevata una rete mentre assistono alla caduta dei due personaggi dallo scoglio. Il mito è narrato da Igino e Ovidio ed è relativo a Venere (o a sua madre Dione) e a Cupido, tuffatisi nell'Eufrate per sfuggire a Tifone. Essi si salvarono mutandosi in pesci (Igino) o furono salvati da due pesci che si posero sotto di loro (Ovidio). Per l'uno o l'altro motivo i due pesci n'ebbero in compenso l'eternità fra le costellazioni.
Circa la grisaille del sottostante parapetto lo Schweikhart ha scritto: “Il finto rilievo sotto il dipinto del mese di febbraio risale ad un rilievo bacchico che si trova a Villa Borghese e rappresenta un satiro, una baccante o ninfa in atto di lavare un idolo di Dioniso barbuto. Il Falconetto trasforma l'idolo in un'erma e la figura a sinistra in un satiro coi piedi di capra. Egli rappresenta lo zoccolo sul quale il satiro sta salendo come un altare con una fiamma.”

Rodolfo Signorini