Anticamente l’area del Palazzo d’Arco era compresa tra il monastero delle benedettine di S. Giovanni delle Carrette, la chiesa di S. Ambrogio, il convento di S. Francesco ed il lago.

Facciata di Palazzo D'Arco

Qui ebbe probabilmente sede nel XII secolo il Palazzo Regio, segno dell’autorità del monarca del Sacro Romano Impero. Sembrano esserci tracce di quel palazzo verso via Portazzolo, dove la presenza di un muro di due metri di spessore dà l’idea di una torre demolita. Nel XIII secolo, dopo l’ampliamento della città portato a termine dal Pitentino, qui prese alloggio la famiglia Desenzani, che appoggiò quella degli Avvocati e la coinvolse in varie vicende, compreso l’assassinio del vescovo Guidotto. Anche per questo furono cacciati ed il palazzo fu demolito. Altra presenza fu quella della famiglia Tosabezzi (in origine Tosabecchi, ossia tosatori di capre), che arricchiti ed inurbati si erano specializzati nel commercio dei tessuti. Nel Quattrocento, verso la chiesa di S. Francesco, prese dimora la famiglia ferrarese dei Torelli, che nel 1459 ospitò per il concilio di Mantova il cardinale Bessarione. Il lato opposto dell’isolato ospitò invece i fratelli Gian Ludovico e Giovan Francesco Gonzaga, della linea di Feltrino. Memoria rimane grazie ad un fregio (dovuto però ad Alessandro, loro pronipote) situato nella seconda stanza del padiglione di scienze naturali. Alla seconda metà del Quattrocento risale il vicino Palazzo dello Zodiaco, un tempo congiunto all’altro edificio da un corpo di fabbrica. Questi edifici, demoliti nel 1872, furono residenza gonzaghesca e casa di quell’Antonello da Napoli (marito di una Tosabezzi) che aveva richiesto l’intervento dell’architetto Luca Fancelli. Nel 1601 Alessandro Gonzaga (della linea di Corrado) risulta possessore del Palazzo dello Zodiaco. Alessandro morì nel 1625 senza eredi maschi, cedendo la parte del palazzo di sua pertinenza alla famiglia della moglie: gli Strozzi. La parte del palazzo fino all’angolo di piazza d’Arco era invece proprietà di Giovan Francesco Cortona (che però risiedeva in contrada Monte Nero). Questo, nei suoi possessi di Cavallara, uccise Giovanni Cagni, suo servitore. Per questo fu condannato dal governatore di Viadana alla confisca dei beni. Cortona, che si era rifugiato fuori dal ducato, indirizzò al duca Vincenzo una supplica, promettendo la donazione della sua casa nella contrada della Serpe. La supplica fu accolta: l’edificio passò quindi a Vincenzo I che lo rivendette per 1000 scudi (un terzo del suo valore) al consigliere e segretario ducale Annibale Chieppio. Annibale, ministro del duca e conte dei feudi monferrini di Piovà, Cerreto e Castelvairo, ampliò il palazzo comprando una striscia di terra dall’orto dei Minori Osservanti di S. Francesco. Tracce della sua abitazione rimangono in via Portazzolo. Con gli ampliamenti del figlio Ludovico il palazzo nel 1652 possedeva ben 63 vani. Intanto una delle figlie di Alessandro Gonzaga aveva sposato il marchese Francesco Rolando dalla Valle, di famiglia monferrina, che riacquistò i beni del suocero (a quel tempo proprietà degli Strozzi e della Confraternita del Suffragio in S. Maurizio), tranne la parte acquisita dai Chieppio. Nel 1729 morì Giuseppe Maria Chieppio. Erede era il fratello Scipione, con l’obbligo di lasciare tutto al primogenito della sorella Teresa in caso di morte senza eredi, cosa che avvenne nel 1740. Per questo motivo la famiglia di Francesco Alberto d’Arco e Teresa Chieppio prese dimora a Mantova nell’attuale Palazzo d’Arco, che venne rinnovato nell’attuale forma neoclassica con Giovan Battista Gherardo d’Arco, che nel 1783 si rivolse all’architetto Antonio Colonna. I progetti vennero cambiati parzialmente all’insegna dell’austerità con la soppressione di numerosi ornamenti. La facciata è ritmata dagli elementi verticali con capitelli compositi e dai marcapiani, mentre nel timpano compare l’aquila bicipite del Sacro Romano Impero con gli stemmi d’Arco e Chieppio. Nel 1872 il palazzo venne ampliato da Francesco Antonio d’Arco, acquistando dai marchesi Dalla Valle il palazzo ed il giardino collocati oltre l’esedra, raggiungendo così l’attuale, complessiva estensione di ottomila metri quadrati. Nel Novecento i danni dei bombardamenti non risparmiarono il palazzo, che venne restaurato tra gli anni 1946 e 1960. Ultimo illuminato passo fu la trasformazione della dimora in museo, come ricordato da una lapide infissa nell’atrio, secondo la volontà dell’ultima esponente della famiglia, la signora Giovanna dei conti d’Arco Chieppio Ardizzoni, marchesa Guidi di Bagno.